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Ritratto di Caterina Majocchi, counselor

Intervista a Caterina Majocchi, counselor giornalista, critica d’arte

di: Cirsope

Intervista rilasciata a Giorgio Mancuso per il progetto Analisi Psicologica.

Domande e risposte

Ho letto con interesse il tuo articolo sull’abbraccio pubblicato circa un anno fa su Milano Post che invito a leggere attentamente
Nel tuo lavoro di counselor come trova spazio il genitore omologo? Hai la possibilità di incontrare i figli insieme al loro genitore omologo? Utilizzi l’abbraccio nei tuoi incontri con i tuoi clienti?

Nel mio lavoro di counselor incontro persone di ogni età, ma soprattutto adolescenti e giovani adulti. Molti di questi ultimi sono genitori e in ogni caso sono anche figli. Spesso portano nei nostri incontri problemi di relazione all’interno della famiglia. Tuttavia, anche quando si tratta di altri disagi, il richiamo al genitore omologo, àncora della sicurezza emotiva, del riconoscimento e del rinforzo dell’identità – come sosteneva Vittorio Volpi – gioca un ruolo cruciale. Anche se il genitore omologo non è presente, è in molti casi benefico il rimando alla sua figura per rafforzare il senso dell’origine, il radicamento, che permette lo sviluppo e la libera fioritura della personalità.
Quando poi il tema del percorso è proprio la difficoltà di relazione tra genitore e figlio, allora, in una prima fase, incontro separatamente l’uno e l’altro per comprendere i due punti di vista e in seguito cerco di procedere con incontri a due. Se si arriva all’abbraccio, è un successo. Questo gesto, che dovrebbe essere così spontaneo tra genitori e figli è diventato molto spesso un obiettivo. I casi nei quali è un punto di partenza sono molto rari, purtroppo. Quando è così, tutto è più facile perché l’abbraccio, oltre a essere un potente generatore di benessere fisico e psichico, è l’indice di un legame sicuro e profondo, anche in presenza di incomprensioni e conflitti.

Complimenti per i tuoi impegni ed i tuoi interessi che spaziano dalla filosofia estetica, all’arte, alla psicanalisi. Nel tuo lavoro di counselor c’è spazio per l’arte? Pensi che possiamo interpretare le espressioni artistiche di chi richiede aiuto? L’arte è un buon canale di comunicazione? Seguire un percorso di crescita personale, secondo te, permette una maggiore capacità di espressione artistica?

Il counseling e l’arte sono accomunati dal “prendersi cura delle emozioni”. L’arte è di grande aiuto nel counseling quando lavoro con persone che si esprimono più facilmente attraverso i canali sensoriali che non a parole. È molto più immediato per loro riconoscere le proprie emozioni quando vedono un dipinto o ascoltano un pezzo musicale. In questi casi mostro l’immagine di alcune opere celebri per la loro forza espressiva, come il “Ragazzo morso da un ramarro” di Caravaggio o “L’Urlo” di Munch e invito a dirmi quali emozioni vedono in queste figure e in quali si riconoscono. Di fronte a stimoli visivi comunicativamente tanto potenti, anche coloro che hanno molta difficoltà a sciogliersi e a verbalizzare le loro emozioni, riescono a dipanare la matassa del loro sentire e a dire ciò che provano. Procedo in modo analogo anche con la musica, che sappiamo quanto possa muovere l’animo umano. Non a caso Platonele attribuiva un ruolo chiave nell’educazione dei giovani.
Sul mio tavolo di lavoro, inoltre, ci sono sempre fogli e matite colorate. Invito chi è predisposto a esprimersi per immagini a farne uso liberamente. Commentiamo poi insieme i disegni e i colori scelti, indagando sulle emozioni che emergono.
L’arte è un eccellente canale di comunicazione dell’umano sentire. Oltre a favorire la comprensione degli stati d’animo e il percorso di consapevolezza, lo stesso percorso di crescita che si compie con il counseling, in cui vengono alla luce talenti segreti, può sfociare in una maggiore capacità di espressione artistica.

Interessante anche un tuo articolo su Avvenire dove, tra l’altro, scrivi:  
“Una comunicazione sana e genuina, al contrario, nasce dal desiderio autentico di entrare in relazione. È un atto di presenza; significa saper ascoltare con attenzione, parlare con rispetto, accogliere l’altro senza giudizio”
Trovo molto importante questa assenza di giudizio. Infatti, nella nostra società siamo spesso portati a giudicare, condannare senza alcuna remora qualunque comportamento che non sia in linea con il nostro modo di vedere. E il giudizio è sempre colpevolizzante. E i danni che possono creare i sensi di colpa sono noti a tutti. Possiamo oggi creare relazioni dove venga privilegiata la comprensione e l’accoglienza? Riusciremo a diffondere, come operatori sociali, un atteggiamento di rispetto nei confronti del prossimo?

Come counselor, “mi prendo cura” delle persone che stanno attraversando un momento di difficoltà o di crisi nella loro vita quotidiana e chiedono un supporto per ritrovare equilibrio e benessere. Grazie all’ascolto attivo, empatico, senza giudizio, instauro un clima sereno di accoglienza, nella reciproca fiducia, che favorisce l’apertura e la libera espressione. Mi metto in ascolto per percepire l’immediatezza delle stesse esperienze dell’altro – come diceva Carl Rogers – per individuarne la “mappa emotiva”. È un viaggio alla scoperta dei punti di forza e delle potenzialità nascoste di chi chiede aiuto, in modo da favorirne lo sviluppo e potervi poi attingere per affrontare le difficoltà. Il counseling è quindi un percorso verso la conoscenza di sé, che favorisce il cambiamento e la crescita personale, portando a trovare una soluzione al problema originario, visto in una nuova prospettiva.
Il counseling non è solo una professione, è un modo di essere, una “vocazione”. Nel mondo di oggi, segnato dal sentimento trasversale della solitudine, pur nell’era della massima connessione tecnologica, è a maggior ragione fondamentale promuovere relazioni autentiche. C’è bisogno di sentire “l’essere in relazione”, di essere presenti, di compiere atti di amore. Questo non vuol dire volere bene a chiunque, cosa impossibile. Significa mostrare apertura verso l’altro con piccoli gesti quotidiani di accoglienza senza giudizio, a partire da un semplice saluto o un sorriso a chi incrociamo con lo sguardo in un negozio o sull’autobus. L’educazione e il rispetto sono alla base delle relazioni sane, ma è nostra responsabilità, fare un passo in più, che favorisca la concordia e il benessere sociale e possa ridonare una nuova centralità all’Umano.

Spero che presto potrai scrivere qualcosa anche per noi, per la rivista Analisi Psicologica che sta riprendendo vita proprio dal Cirsope, dove era stata creata tanti anni fa. Vuoi darci qualche consiglio? Qualche idea per portare avanti il progetto?

Trovo il progetto molto stimolante e sarò grata di potervi contribuire, sia con articoli che con fiabe o racconti. Sarebbe bello allargare la platea degli utenti includendo coloro che vorrebbero un parere su un caso specifico che li riguarda, con uno spazio apposito per le lettere dei lettori.

Biografia di Caterina Majocchi

Sono laureata in filosofia estetica e ho lavorato come giornalista presso la rivista Domus di architettura, arte e design per circa dieci anni. Mi sono inoltre dedicata agli adolescenti e preadolescenti, affiancandoli nelle materie scolastiche. Ben presto, mi sono resa conto che questo lavoro non richiedeva soltanto competenza nelle materie di studio, ma un approccio accogliente e di grande empatia verso i ragazzi. Mi sono dapprincipio avvalsa della maieutica socratica e della mia sensibilità. In seguito, ho sentito l’esigenza di dotarmi di strumenti ad hoc. Contestualmente, la mia mamma si ammalava di una terribile malattia neurodegenerativa. Questo, unitamente a un altro dolore famigliare, mi ha condotto a conoscere la Dr.ssa Giovanna Camana, allora responsabile del CIRSOPE e a fare un percorso psicologico-psicanalitico con lei, insieme alla mia mamma. Ho così appreso su me stessa la pratica terapeutica del genitore omologo del Dr. Vittorio Volpi. In quel periodo, aiutavo un ragazzino traumatizzato. Avevo rapporti quotidiani sia con lui che con i suoi genitori. Così, accanto alla psicoterapia insieme alla mamma, ho incominciato un lungo periodo di apprendistato con la Dr.ssa Camana (2011-2018), durante il quale ho studiato la psicanalisi di Vittorio Volpi e ho compiuto il tirocinio con il ragazzino sopra citato e i suoi genitori e, in seguito, con molti altri giovani e le loro famiglie. Ho poi studiato Psicologia della comunicazione e della relazione di aiuto presso lo Studio Convertino (2015-2016). Successivamente ho conseguito il diploma in “Signal Medicine Sciences” presso la Scuola svizzera di Medicina di Segnale. Ho inoltre frequentato l’accademia di counseling sistemico relazionale presso FAIP Italia Counseling e sono iscritta all’elenco professionisti FAIP.
Pratico come counselor dal 2017 (L. 4 2013), affiancando individui con diversi disagi, promuovendone le potenzialità per risolvere le loro problematiche.
Nel mio lavoro la Persona è al centro, a 360 gradi, nella sua unità psicofisica di corpo vivente.
Ho elaborato un metodo di counseling integrato che riunisce gli strumenti della Pratica Filosofica (Philosophische Praxis) e della psicanalisi con quelli del counseling sistemico relazionale, per un supporto personalizzato flessibile ed efficace.
Accolgo in uno spazio sereno, aperto e non giudicante, per accompagnare nello sblocco del potenziale e favorire un percorso di crescita personale
L’approccio è concreto e orientato al superamento delle difficoltà e al raggiungimento degli obiettivi.

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